Guerra in Afghanistan, sulle tracce della verità (seconda parte)

Prima di addentrarci nel conflitto è bene ripercorrere la storia recente dell’Afghanistan, un paese sempre in lotta, con se stesso o con l’esterno, che non conosce una pace duratura da ormai molti anni.

L'attuale bandiera afghana.

L'attuale bandiera afghana.

Iniziamo però la nostra storia dall’ultimo periodo di relativa pace. Fin dal 1933, anno dell’indipendenza dal Regno Unito, l’Afghanistan è stato un Paese sereno, in condizioni sicuramente migliori di molti paesi satellite dell’URSS dell’Est Europa. La monarchia islamica, la cui corona era detenuta da Azir Shah, introdusse perfino una costituzione liberale e lasciò spazio ad un primo multipartitismo ed alle evoluzioni di una società in continuo fermento. Tra i principali partiti vi era il PDPA (Partitolo Democratico Popolare dell’Afghanistan), finanziato direttamente da Mosca e modellato ad immagine del Partito Comunista Sovietico.
Nel 73′ la prima scintilla: il principe Mohamed Daud, cugino del Sovrano, prese il potere con un violento colpo di stato ed instaurò una Repubblica assai più oppressiva del precedente regime.

Questo stato di cose, però, durò poco: Il Khalq, uno dei due schieramenti nei quali si era diviso il PDPA, con l’appoggio delle forze armate sovietiche, rovesciò il regime di Daud. Nacque dunque, con quella che venne ribattezzata Rivoluzione d’Aprile, la Repubblica democratica dell’Afghanistan. Il Partito al potere iniziò tutta una serie di riforme sociali, economiche ed agrarie tese a svecchiare e laicizzare una società ancora legata alla legge islamiche.

La laicizzazione della società afghana però non piacque a tutti. Si creò ben presto uno scontro fra il regime del PDPA e le autorità religiose locali, le quali cominciarono ad incitare l’avvento della guerra santa (Jihad) combattuta da guerrieri fanatici – i famosi Mujaheddin – contro “il regime dei comunisti atei senza Dio”. Ed una situazione del genere faceva gola anche agli Stati Uniti in quel periodo ancora impegnati nella Guerra Fredda. Per sottrarre lo Stato afghano al controllo dell’URSS, gli Usa di James Carter organizzarono “aiuti bellici ed economici segreti ai mujaheddin afghani. In pratica la Cia avrebbe creato una rete internazionale coinvolgente tutti i paesi arabi per rifornire i mujaheddin di soldi, armi e volontari per la guerra. Base dell’operazione sarebbe stato il Pakistan, dove venivano così costruiti anche campi di addestramento e centri di reclutamento.”

Una mappa non molto dettagliata dell'Afghanistan

Una mappa non molto dettagliata dell'Afghanistan


A quel punto, appellandosi al trattato di amicizia Russia-Afghanistan, firmato nel 1923 e rinnovato nel 1955, il governo afghano chiese aiuto militare alla Russia. Era il 24 dicembre 1979 quando le forze armate russe, passando attraverso il Turkmenistan, entrarono in Afghanistan: ne sarebbero uscite sconfitte solo 10 anni dopo, il 15 febbraio 1989.
I due schieramenti tennero nel caos il paese per lungo tempo, senza mai riuscire a prendere il sopravvento l’uno sull’altro. Nel frattempo il presidente Ronald Regan aumentò il sostegno ai mujaheddin, definiti perfino “combattenti per la libertà”. Tra i suddetti combattenti vi era anche un giovane Osama Bin Laden, il ricercato numero uno al mondo, che voci controverse – smentite in alcune dichiarazioni dello stesso Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente degli Stati Uniti – affermano abbia ricevuto finanziamenti proprio dagli Usa.
Solo con l’arrivo al Cremlino, nel 1985, di Mikhail Gorbaciov e gli accordi di Ginevra del 1988, si concluse la guerra e si avvio il ritiro delle forze russe dal territorio afghano.

Nell’Aprile del 1992 Mohammad Najibullah, quarto ed ultimo presidente della Repubblica democratica Afghana, fu costretto ad abbandonare il potere: ogni resistenza ai talebani, dopo la ritirata dell’esercito russo si era dimostrata inutile. Nel 1996, dopo un periodo di transizione costellato da lotte interne agli stessi Mujaheddin, i talebani, condannato a morte Najibullah e suo fratello, presero le redini del Paese.

Ma chi sono i talebani? Il termine, appartenente al Pashtu, la lingua parlata dall’etnia Pashtun che abita l’Afghanistan e la zona nord occidentale del Pakistan, significa letteralmente studente. Sono Talebani, infatti, coloro che studiano il Corano ed intendono riportare in vigenza la Shari’a (la legge islamica derivante dal Corano e dalla Sunna) ed il Pashtunwali (il codice d’onore dei pashtun).
Il movimento, nato durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan sotto la guida dal Mullah Omar, sedò le lotte interne dei mujaheddin che avevano gettato il paese in uno stato di caos senza uscita, e si impose come unico centro di potere nella maggior parte del territorio afghano.
Solo le province nord orientali del paese erano controllate da un altro soggetto: l’Alleanza del Nord, movimento composto da tutti i Mujaheddin che si opponevano ai talebani. Nel 2001, dopo cinque anni di resistenza e con l’appoggio militare ed economico degli Stati Uniti, l’Alleanza del Nord prese il controllo della capitale Kabul e dalla maggior parte del territorio dell’Afghanistan.
Gli Usa, dunque, con un repentino cambio di bandiera erano passati, economicamente e militarmente, a sostenere la fazione avversa ai Talebani. Il cambio di fronte non fu improvvisato. Fu, piuttosto, dovuto al fatto che il Mullah Omar ed i talebani avevano offerto ospitalità in terra afghana ad Osama Bin Laden ed alla organizzazione terroristica Al-quaida. I rapporti Usa-Talebani iniziarono così a deteriorarsi progressivamente, fino alla rottura completa nel 2001, allorquando quest’ultimi rifiutarono agli Usa la consegna di Bin Laden.
Dopo pochi mesi di guerra, con gli Accordi di Bonn del 5 dicembre 2001 venne così ad insediarsi l’amministrazione provvisoria filo-americana guidata da Hadim Karzai. Leader che si riconfermò, col 55% delle preferenze, anche alle elezioni presidenziali del 2004, nonostante i dubbi espressi da più parti sulla validità del voto.
Le elezioni del 2009 hanno visto opporsi Hadim Karzai e l’altro candidato indipendente Abdullah Abdullah. Come nelle precedenti votazioni sono stati molti i sospetti di brogli, intimidazioni ai votanti, e frodi elettorali; nell’incertezza del risultato, gli ultimi conteggi, datati 16 settembre 2009, vedrebbero ancora una volta Karzai trionfante con il 54,6% delle preferenze. Resta solo da attendere il vaglio della Commissione ONU preposta al controllo della regolarità del voto.

Ma dopo il 2001 qual è stata la sorte dei talebani?

“Dopo l’invasione del 2001 e la fuga dei talebani in Pakistan, la situazione nel Paese rimane relativamente tranquilla fino al 2005, quando nelle province meridionali si intensificano gli attacchi della guerriglia talebana che nel frattempo si è riorganizzata oltreconfine.
L’escalation insurrezionale costringe gli Usa e la Nato a impegnarsi, dal 2006, in una nuova campagna militare, con l’arrivo di migliaia di nuove truppe e la ripresa di massicci bombardamenti aerei. Questo però non ferma l’avanzata dei talebani e degli altri gruppi della resistenza armata afgana, che nel 2009 arriva a controllare i tre quarti del Paesi (rimangono fuori solo alcune province settentrionali) e a circondare la capitale Kabul.”
*

Un gruppo di alpini impegnato nella missione Nato Isaf.

Un gruppo di alpini impegnato nella missione Nato Isaf.

In tutto questo il contingente italiano di circa 2700 uomini in forze alla missione Isaf, iniziata nel 2001 a seguito dell’accordi di Bonn, è ancora stanziato in Afghanistan nel tentativo di stabilizzare la situazione del paese. Ed Osama che fine ha fatto? L’uomo che al pari di Elena ha visto scatenare potenti eserciti solo per sua mano, a parte qualche video o registrazione disseminati per la rete, sembra essere scomparso nel nulla.

* Fonte Peacereporter.net http://it.peacereporter.net/mappamondo/paese/56.

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~ di giudaballerino su settembre 20, 2009.

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