Il Carroccio si parcheggia in casa di Franceschini

Umberto, e il picchetto dei suoi fedelissimi, sul palco montato in Piazza Castello.

Umberto e il picchetto d'onore dei suoi fedelissimi sul palco montato in Piazza Castello.

Ferrara, 12/09/2009 – Stato maggiore al completo per il partito italiano del momento. D’altronde l’atmosfera è quella delle grandi occasioni e, lasciata la preziosa ampolla contentente l’acqua del Po nell’auto di rappresentanza, Umberto Bossi ha rincuorato il popolo leghista: siamo con voi e continueremo a marciare per la nostra strada.

Dopo una breve invettiva contro i giornalisti, rei di aver rovinato la vita del figlio – purtroppo per noi sarà costretto ad andare a studiare in Inghilterra – il Senatùr ha toccato i principali punti cardine del programma della Lega: No agli immigrati clandestini, rimandiamoli da dove vengono; Per salvaguardare la cultura del nord è fondamentale insegnarla nelle scuole, dialetto compreso; Il Federalismo fiscale è stato approvato, la Lega mantiene le proprie promesse: ora serve solo commisurare il salario dei lavoratori col maggior costo della vita al nord (stime leghiste parlano del 25% in più rispetto al sud); L’impegno del governo e della Lega contro gli stranieri delinquenti e le mafie di ogni tipo; Noi siamo tanto buoni e cari, ma non ci rompete i coglioni.

Ovviamente sull’ultimo, forbito, punto si è dato il via al coro da stadio: “Bossi, Bossi, Bossi!”. La gente, e quella accorsa era davvero tanta, ci crede davvero. La Lega ha conquistato la rossa Ferrara – luogo ove il buon Umberto avrebbe tenuto il suo primo comizio – e lo ha fatto con un messaggio semplice e chiaro. Noi sappiamo quello che volete, sicurezza e maggior potere d’acquisto, ed è quello che avrete.

La gente ci crede, e a disilluderla non bastano le corbellerie di ogni tipo che provengono dal palco. Sentite questa: Cosa vorrebbe Bossi per i 150 anni dell’unità d’Italia? Una cosa sola, che venga fatta finalmente chiarezza sulla storia della nostra nazione. Strano però il fatto cui Umberto fa riferimento: Nella prima guerra mondiale un ratto untore norvegese fece strage di giovani – rigorosamente lombardi, veneti od emiliani – tra le trincee dell’esercito italiano. Ora, a prescindere dal fatto che esista o meno questo “Raptus Norvegicus“* e non si sia trattato piuttosto del Rattus Norvegicus, il caro Umberto dovrebbe ripassare i manuali di storia del liceo o quantomeno guardarsi intorno. Avete mai fatto visita al Sacrario Militare di Redipuglia? Passeggiando tra i gradoni modellati sulle pareti del monte Sei Busi noterete che gran parte dei nomi presenti sono di gente del sud. Gente che ha combattuto ed è morta, al pari di tutti i giovani italiani di quell’epoca, per l’ennesima, inutile, guerra. E non fu certo il temibile ratto della Norvegia a sterminarli.

A chiusura dell’intervento un avviso per tutti i fedelissimi. Non perdete i capolavori della filmografia leghista in arrivo nelle sale cinematografiche di tutto il paese (si, per paese intendo il nord ovviamente). A breve nelle sale il Colossal, girato in Romania, Barbarossa: Alberto da Guissano “a capo della Compagnia della Morte, 900 giovani pronti a sacrificarsi per difendere quel Carroccio simbolo dell’unione tra i comuni lombardi contro Federico Barbarossa”**. E in più la gustosa anteprima di un nuovo lungometraggio sulla “Cavalleria leghista” che caccia il moro invasore. E l’Europa oggi si permette di ipotizzare l’ingresso di tutti quei musulmani nell’Unione…ma come faranno!? Poveri sprovveduti!

Sono rimasti delusi coloro i quali si attendevano qualche riferimento all’uomo più di sinistra del momento: l’Onorevole Gianfranco Fini.

* Questo il nome identificativo della specie secondo il Senatùr.

** Per una compiuta recensione potete leggere http://www.corriere.it/spettacoli/08_luglio_24/barbarossa_film_7a69948e-5948-11dd-94cb-00144f02aabc.shtml.

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~ di giudaballerino su settembre 12, 2009.

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