Lettera ad L…

•giugno 4, 2010 • Lascia un commento

Per te, un abbraccio

L’essenza della giustizia secondo Calamandrei

•settembre 22, 2009 • Lascia un commento

Sotto il ponte della giustizia passano tutti i dolori, tutte le miserie, tutte le aberrazioni, tutte le opinioni politiche, tutti gli interessi sociali. E si vorrebbe che il giudice fosse in grado di rivivere in sè, per comprenderli, ciascuno di questi sentimenti: aver provato lo sfinimento di chi ruba per sfamarsi, o il tormento di chi uccide per gelosia; essere a volta a volta ( e talvolta nello stesso tempo), inquilino e locatore, mezzadro e proprietario di terre, operario scioperante e padrone d’industria.
Giustizia è comprensione: cioè prendere insieme, e contemperarli, gli opposti interessi: la società di oggi e le speranze del domani; le ragioni di chi la difende, e quelle di chi la accusa.
Ma se il giudice comprendesse tutto, forse non potrebbe più giudicare: tout comprendere, c’est tuot pardonner. Forse, affinché la giustizia possa raggiungere i limitati scopi che la nostra società le assegna, essa ha bisogno, per funzionare, di orizzonti non troppo vasti e di un certo spirito conservatore che può parere gretteria. Gli orizzonti del giudice son segnati dalle leggi: se il giudice comprendesse quel che c’è al di là, forse non potrebbe più applicarle con tranquillità di coscienza. E’ bene che non si accorga che la funzione della giustizia è spesso quella di conservare le ingiustizie consacrate nei codici.

P. CALAMANDREI, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, Ponte alle grazie, 2006, pp. 272-273.

Guerra in Afghanistan, sulle tracce della verità (seconda parte)

•settembre 20, 2009 • Lascia un commento

Prima di addentrarci nel conflitto è bene ripercorrere la storia recente dell’Afghanistan, un paese sempre in lotta, con se stesso o con l’esterno, che non conosce una pace duratura da ormai molti anni.

L'attuale bandiera afghana.

L'attuale bandiera afghana.

Iniziamo però la nostra storia dall’ultimo periodo di relativa pace. Fin dal 1933, anno dell’indipendenza dal Regno Unito, l’Afghanistan è stato un Paese sereno, in condizioni sicuramente migliori di molti paesi satellite dell’URSS dell’Est Europa. La monarchia islamica, la cui corona era detenuta da Azir Shah, introdusse perfino una costituzione liberale e lasciò spazio ad un primo multipartitismo ed alle evoluzioni di una società in continuo fermento. Tra i principali partiti vi era il PDPA (Partitolo Democratico Popolare dell’Afghanistan), finanziato direttamente da Mosca e modellato ad immagine del Partito Comunista Sovietico.
Nel 73′ la prima scintilla: il principe Mohamed Daud, cugino del Sovrano, prese il potere con un violento colpo di stato ed instaurò una Repubblica assai più oppressiva del precedente regime.

Questo stato di cose, però, durò poco: Il Khalq, uno dei due schieramenti nei quali si era diviso il PDPA, con l’appoggio delle forze armate sovietiche, rovesciò il regime di Daud. Nacque dunque, con quella che venne ribattezzata Rivoluzione d’Aprile, la Repubblica democratica dell’Afghanistan. Il Partito al potere iniziò tutta una serie di riforme sociali, economiche ed agrarie tese a svecchiare e laicizzare una società ancora legata alla legge islamiche.

La laicizzazione della società afghana però non piacque a tutti. Si creò ben presto uno scontro fra il regime del PDPA e le autorità religiose locali, le quali cominciarono ad incitare l’avvento della guerra santa (Jihad) combattuta da guerrieri fanatici – i famosi Mujaheddin – contro “il regime dei comunisti atei senza Dio”. Ed una situazione del genere faceva gola anche agli Stati Uniti in quel periodo ancora impegnati nella Guerra Fredda. Per sottrarre lo Stato afghano al controllo dell’URSS, gli Usa di James Carter organizzarono “aiuti bellici ed economici segreti ai mujaheddin afghani. In pratica la Cia avrebbe creato una rete internazionale coinvolgente tutti i paesi arabi per rifornire i mujaheddin di soldi, armi e volontari per la guerra. Base dell’operazione sarebbe stato il Pakistan, dove venivano così costruiti anche campi di addestramento e centri di reclutamento.”

Una mappa non molto dettagliata dell'Afghanistan

Una mappa non molto dettagliata dell'Afghanistan


A quel punto, appellandosi al trattato di amicizia Russia-Afghanistan, firmato nel 1923 e rinnovato nel 1955, il governo afghano chiese aiuto militare alla Russia. Era il 24 dicembre 1979 quando le forze armate russe, passando attraverso il Turkmenistan, entrarono in Afghanistan: ne sarebbero uscite sconfitte solo 10 anni dopo, il 15 febbraio 1989.
I due schieramenti tennero nel caos il paese per lungo tempo, senza mai riuscire a prendere il sopravvento l’uno sull’altro. Nel frattempo il presidente Ronald Regan aumentò il sostegno ai mujaheddin, definiti perfino “combattenti per la libertà”. Tra i suddetti combattenti vi era anche un giovane Osama Bin Laden, il ricercato numero uno al mondo, che voci controverse – smentite in alcune dichiarazioni dello stesso Consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente degli Stati Uniti – affermano abbia ricevuto finanziamenti proprio dagli Usa.
Solo con l’arrivo al Cremlino, nel 1985, di Mikhail Gorbaciov e gli accordi di Ginevra del 1988, si concluse la guerra e si avvio il ritiro delle forze russe dal territorio afghano.

Nell’Aprile del 1992 Mohammad Najibullah, quarto ed ultimo presidente della Repubblica democratica Afghana, fu costretto ad abbandonare il potere: ogni resistenza ai talebani, dopo la ritirata dell’esercito russo si era dimostrata inutile. Nel 1996, dopo un periodo di transizione costellato da lotte interne agli stessi Mujaheddin, i talebani, condannato a morte Najibullah e suo fratello, presero le redini del Paese.

Ma chi sono i talebani? Il termine, appartenente al Pashtu, la lingua parlata dall’etnia Pashtun che abita l’Afghanistan e la zona nord occidentale del Pakistan, significa letteralmente studente. Sono Talebani, infatti, coloro che studiano il Corano ed intendono riportare in vigenza la Shari’a (la legge islamica derivante dal Corano e dalla Sunna) ed il Pashtunwali (il codice d’onore dei pashtun).
Il movimento, nato durante l’invasione sovietica dell’Afghanistan sotto la guida dal Mullah Omar, sedò le lotte interne dei mujaheddin che avevano gettato il paese in uno stato di caos senza uscita, e si impose come unico centro di potere nella maggior parte del territorio afghano.
Solo le province nord orientali del paese erano controllate da un altro soggetto: l’Alleanza del Nord, movimento composto da tutti i Mujaheddin che si opponevano ai talebani. Nel 2001, dopo cinque anni di resistenza e con l’appoggio militare ed economico degli Stati Uniti, l’Alleanza del Nord prese il controllo della capitale Kabul e dalla maggior parte del territorio dell’Afghanistan.
Gli Usa, dunque, con un repentino cambio di bandiera erano passati, economicamente e militarmente, a sostenere la fazione avversa ai Talebani. Il cambio di fronte non fu improvvisato. Fu, piuttosto, dovuto al fatto che il Mullah Omar ed i talebani avevano offerto ospitalità in terra afghana ad Osama Bin Laden ed alla organizzazione terroristica Al-quaida. I rapporti Usa-Talebani iniziarono così a deteriorarsi progressivamente, fino alla rottura completa nel 2001, allorquando quest’ultimi rifiutarono agli Usa la consegna di Bin Laden.
Dopo pochi mesi di guerra, con gli Accordi di Bonn del 5 dicembre 2001 venne così ad insediarsi l’amministrazione provvisoria filo-americana guidata da Hadim Karzai. Leader che si riconfermò, col 55% delle preferenze, anche alle elezioni presidenziali del 2004, nonostante i dubbi espressi da più parti sulla validità del voto.
Le elezioni del 2009 hanno visto opporsi Hadim Karzai e l’altro candidato indipendente Abdullah Abdullah. Come nelle precedenti votazioni sono stati molti i sospetti di brogli, intimidazioni ai votanti, e frodi elettorali; nell’incertezza del risultato, gli ultimi conteggi, datati 16 settembre 2009, vedrebbero ancora una volta Karzai trionfante con il 54,6% delle preferenze. Resta solo da attendere il vaglio della Commissione ONU preposta al controllo della regolarità del voto.

Ma dopo il 2001 qual è stata la sorte dei talebani?

“Dopo l’invasione del 2001 e la fuga dei talebani in Pakistan, la situazione nel Paese rimane relativamente tranquilla fino al 2005, quando nelle province meridionali si intensificano gli attacchi della guerriglia talebana che nel frattempo si è riorganizzata oltreconfine.
L’escalation insurrezionale costringe gli Usa e la Nato a impegnarsi, dal 2006, in una nuova campagna militare, con l’arrivo di migliaia di nuove truppe e la ripresa di massicci bombardamenti aerei. Questo però non ferma l’avanzata dei talebani e degli altri gruppi della resistenza armata afgana, che nel 2009 arriva a controllare i tre quarti del Paesi (rimangono fuori solo alcune province settentrionali) e a circondare la capitale Kabul.”
*

Un gruppo di alpini impegnato nella missione Nato Isaf.

Un gruppo di alpini impegnato nella missione Nato Isaf.

In tutto questo il contingente italiano di circa 2700 uomini in forze alla missione Isaf, iniziata nel 2001 a seguito dell’accordi di Bonn, è ancora stanziato in Afghanistan nel tentativo di stabilizzare la situazione del paese. Ed Osama che fine ha fatto? L’uomo che al pari di Elena ha visto scatenare potenti eserciti solo per sua mano, a parte qualche video o registrazione disseminati per la rete, sembra essere scomparso nel nulla.

* Fonte Peacereporter.net http://it.peacereporter.net/mappamondo/paese/56.

Guerra in Afghanistan, sulle tracce della verità (prima parte)

•settembre 17, 2009 • 6 commenti

Quest’oggi, Mercoledì 17 Settembre 2009, a causa di un attacco alle forze armate italiane stanziate in Afghanistan, sei milari sono deceduti ed altri quattro sono rimasti gravemente feriti. Dall’invio del contingente italiano in terra straniera i connazionali ucciso sono circa 20. Morti necessarie? Morti di cui andare fieri?

Orazio ripeterebbe quel famoso “dulce et decorum est pro patria mori“? L’opinione pubblica del Paese è divisa. Il cordoglio unanime. Ma possiamo davvero andare fieri del sacrificio dei nostri soldati?

In base a delle ricerche compiute in internet (su fonti tutt’altro che affidabili come wikipedia o blog stranieri) proverò a ricostruire le tappe della guerra, le vere motivazioni del conflitto e – magari – quali saranno le successive mosse del contingente Usa. La pista più accreditata è quella del petrolio. Ma partiamo dal principio.

Afghanistan ed Iran sono stati teatro delle operazioni belliche degli ultimi otto anni.

Afghanistan ed Iraq sono stati teatro delle operazioni belliche degli ultimi otto anni.

Dieci giorni dopo l’attentato dell’11 Settembre 2001 l’amministrazione Bush inoltrò in Afghanistan un ultimatum: Consegnate Osama Bin Laden e tutti i capi dei talebani ( chiusura dei campi d’addestramento dei terroristi annessa) altrimenti verremo a prenderli noi con la forza. La risposta negativa dei Talebani, pervenuta mediante ambasciata pakistana, non si fece attendere: non consegneremo Bin Laden in quanto non vi è alcuna prova che lo leghi agli attentati.

Ma c’è di più. Come riportato da Wikipedia:

Sembra che il 4 ottobre i Talebani proposero in segreto al Pakistan la consegna di bin Laden, e ne chiesero il processo in un tribunale internazionale sottoposto alle leggi della Sharia. Si suppone che il Pakistan rifiutò l’offerta. Verso metà ottobre, alcuni membri moderati del regime talebano incontrarono gli ambasciatori statunitensi in Pakistan per trovare un modo di convincere il Mullah Omar a consegnare bin Laden agli Stati Uniti. Bush bollò le offerte dei Talebani come “false” e le rifiutò. Il 7 ottobre, poco prima dell’inizio dell’invasione, i Talebani si dichiararono pubblicamente disposti a processare Bin Laden in Afghanistan attraverso un tribunale islamico. Gli Usa rifiutarono anche questa offerta giudicandola insufficiente.

Solo il 14 ottobre, una settimana dopo lo scoppio della guerra, i Talebani acconsentirono a consegnare bin Laden a un paese terzo per un processo, ma solo se fossero state fornite prove del coinvolgimento di bin Laden nell’11 settembre.

In effetti, fino al 2004, Osama Bin Laden si era sempre dichiarato estraneo agli accadimenti dell’11 settembre 2001. Solo poco prima delle elezioni presidenziali del 2004 venne rinvenuto un messaggio video del “Principe del terrore” in cui quest’ultimo affermava l’esistenza di relazioni tra gli attentati alle torri e Al-Qāʿida. Venne poi ritrovato, era il 21 maggio 2006, un messaggio audio pubblicato in un sito internet, in cui Bin Laden ammetteva di aver personalmente addestrato i 19 terroristi dell’attentato.

Anzi, a quanto pare, ben prima dell’11 Settembre graduati statunitensi avevano informato il ministro degl esteri pakistano, Niaz Naik, di un futuro attacco in terra afghana. Non vi avrebbero rinunciato neanche in caso di consegna di Osama Bin Laden. Come vedete già l’inizio della vicenda non è dei più limpidi.

Soprusi dei Pubblici Ufficiali? Da oggi il cittadino verrà punito in caso di reazione.

•settembre 14, 2009 • 1 commento

dentro

Ancora una volta facebook si è dimostrato ottimo mezzo di diffusione
di cose serie oltre che, come nell’80% dei casi, di immani scemate.

Il governo ha posto la fiducia sul pacchetto sicurezza targato Ddl 773-
B. La norma – il cui nome non poteva essere più sbagliato – potrebbe
creare a tutti noi qualche problemino di troppo.

E’ stato, infatti, abrogato l’art. 4 del Decreto legislativo
luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 che prevedeva l’esenzione da qualsiasi sanzione per i cittadini «quando il pubblico ufficiale o
incaricato di pubblico servizio o pubblico impiegato»
abbia causato la
reazione dei cittadini stessi «eccedendo con atti arbitrari i limiti delle
sue attribuzioni»
.

In precedenza la maggioranza aveva già tentato di eliminare, sotto
voce, questa causa di estinzione di punibilità esterna all’apparato
del codice penale. Allora c’erano stati emendamenti del Pd a
salvarci in calcio d’angolo, questa volta, invece, la fiducia ha risolto ogni
problema.

Da quanto leggo su Kataweb, Giorgio Napolitano, nonostante alcune
perplessità sul testo, ha provveduto a promulgare. La Corte
Costituzionale avrà il suo bel da fare.

Nel frattempo attenti a quel che fate.

Il Carroccio si parcheggia in casa di Franceschini

•settembre 12, 2009 • Lascia un commento
Umberto, e il picchetto dei suoi fedelissimi, sul palco montato in Piazza Castello.

Umberto e il picchetto d'onore dei suoi fedelissimi sul palco montato in Piazza Castello.

Ferrara, 12/09/2009 – Stato maggiore al completo per il partito italiano del momento. D’altronde l’atmosfera è quella delle grandi occasioni e, lasciata la preziosa ampolla contentente l’acqua del Po nell’auto di rappresentanza, Umberto Bossi ha rincuorato il popolo leghista: siamo con voi e continueremo a marciare per la nostra strada.

Dopo una breve invettiva contro i giornalisti, rei di aver rovinato la vita del figlio – purtroppo per noi sarà costretto ad andare a studiare in Inghilterra – il Senatùr ha toccato i principali punti cardine del programma della Lega: No agli immigrati clandestini, rimandiamoli da dove vengono; Per salvaguardare la cultura del nord è fondamentale insegnarla nelle scuole, dialetto compreso; Il Federalismo fiscale è stato approvato, la Lega mantiene le proprie promesse: ora serve solo commisurare il salario dei lavoratori col maggior costo della vita al nord (stime leghiste parlano del 25% in più rispetto al sud); L’impegno del governo e della Lega contro gli stranieri delinquenti e le mafie di ogni tipo; Noi siamo tanto buoni e cari, ma non ci rompete i coglioni.

Ovviamente sull’ultimo, forbito, punto si è dato il via al coro da stadio: “Bossi, Bossi, Bossi!”. La gente, e quella accorsa era davvero tanta, ci crede davvero. La Lega ha conquistato la rossa Ferrara – luogo ove il buon Umberto avrebbe tenuto il suo primo comizio – e lo ha fatto con un messaggio semplice e chiaro. Noi sappiamo quello che volete, sicurezza e maggior potere d’acquisto, ed è quello che avrete.

La gente ci crede, e a disilluderla non bastano le corbellerie di ogni tipo che provengono dal palco. Sentite questa: Cosa vorrebbe Bossi per i 150 anni dell’unità d’Italia? Una cosa sola, che venga fatta finalmente chiarezza sulla storia della nostra nazione. Strano però il fatto cui Umberto fa riferimento: Nella prima guerra mondiale un ratto untore norvegese fece strage di giovani – rigorosamente lombardi, veneti od emiliani – tra le trincee dell’esercito italiano. Ora, a prescindere dal fatto che esista o meno questo “Raptus Norvegicus“* e non si sia trattato piuttosto del Rattus Norvegicus, il caro Umberto dovrebbe ripassare i manuali di storia del liceo o quantomeno guardarsi intorno. Avete mai fatto visita al Sacrario Militare di Redipuglia? Passeggiando tra i gradoni modellati sulle pareti del monte Sei Busi noterete che gran parte dei nomi presenti sono di gente del sud. Gente che ha combattuto ed è morta, al pari di tutti i giovani italiani di quell’epoca, per l’ennesima, inutile, guerra. E non fu certo il temibile ratto della Norvegia a sterminarli.

A chiusura dell’intervento un avviso per tutti i fedelissimi. Non perdete i capolavori della filmografia leghista in arrivo nelle sale cinematografiche di tutto il paese (si, per paese intendo il nord ovviamente). A breve nelle sale il Colossal, girato in Romania, Barbarossa: Alberto da Guissano “a capo della Compagnia della Morte, 900 giovani pronti a sacrificarsi per difendere quel Carroccio simbolo dell’unione tra i comuni lombardi contro Federico Barbarossa”**. E in più la gustosa anteprima di un nuovo lungometraggio sulla “Cavalleria leghista” che caccia il moro invasore. E l’Europa oggi si permette di ipotizzare l’ingresso di tutti quei musulmani nell’Unione…ma come faranno!? Poveri sprovveduti!

Sono rimasti delusi coloro i quali si attendevano qualche riferimento all’uomo più di sinistra del momento: l’Onorevole Gianfranco Fini.

* Questo il nome identificativo della specie secondo il Senatùr.

** Per una compiuta recensione potete leggere http://www.corriere.it/spettacoli/08_luglio_24/barbarossa_film_7a69948e-5948-11dd-94cb-00144f02aabc.shtml.

Citazione dall’Elogio della follia

•luglio 10, 2009 • Lascia un commento

In primo luogo osservate con quanta previdenza la natura, madre e artefice del genere umano, ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia. Se, infatti, secondo la definizione stoica, la saggezza consiste solo nel farsi guidare dalla ragione, mentre, al contrario, la follia consiste nel farsi trascinare dalle passioni, perché la vita umana non fosse del tutto improntata a malinconica severità, Giove infuse nell’uomo molta più passione che ragione: press’a poco nella proporzione di mezz’oncia ad un asse. Relegò inoltre la ragione in un angolino della testa lasciando il resto del corpo ai turbamenti delle passioni. Quindi, alla sola ragione contrappose due specie di violentissimi tiranni: l’ira, che occupa la rocca del petto e il cuore stesso che è la fonte della vita, e la concupiscenza che estende il suo dominio fino al basso ventre. Quanto valga la ragione contro queste due agguerrite avversarie ce lo dice a sufficienza la condotta abituale degli uomini: la ragione può solo protestare, e lo fa fino a perderci la voce, enunciando i princìpi morali; ma quelle, rivoltandosi alla loro regina, la subissano di grida odiose, finché lei, prostrata, cede spontaneamente dichiarandosi vinta.

Geert Geertsz, meglio conosciuto come Erasmo da Rotterdam, Elogio della Follia, 1511.

 
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